Le metamorfosi lasciatele ai camaleonti
Trame disegnate per allucinarti. Verdura cotta come se piovesse, piove realmente. Un’amnistia dei sapori e delle idee, forse anarchia! La reincarnazione di Sandokan che vive nel mio palazzo. Se potesse lo farebbe, non è febbre, sono labbra. Giuro su me stesso, tanto in me non ci credo. La polizia mi porta via, l’ispettore si mangia la chiave della gabbia. Rabbia. Non provo altro. Una doccia cannibale che sputa sentenze. Chiedo lumi. Si fida di tutti e ci sbatte contro. E non vince mai. Questa non è mica una guida pratica, anzi. Praticamente non è una guida. Non sono responsabile di niente fuorché delle mie azioni, avendo però dei rapporti sociali le mie azioni potrebbero ripercuotersi sugli altri. Troppa responsabilità. Leggo i libri ma non leggo le idee, solo le parole. Sono troppo orgoglioso.
Una punta mi trapassa il piede, non sono in titanio e spero di non aver preso il tetano. Un numero alla lotteria. La roulette russa col sugo di stinco. Chi te lo dice che per me va bene? Non provarci a buttarmi addosso i tuoi problemi, io sto bene e quando non lo sto non vengo di certo a dirlo a te. Divagazioni sul tema e tempo cinque minuti ci copriamo di ridicolo. Diventi rosso, diventi comunista. Appaiati sul marciapiede ci colpiamo a testate, qualcosa deve pur venirne fuori. Sono il Sampei degli stronzi. Senza amo e senza esca. L’idea di percorrere un corridoio camminando all’indietro mi fa paura. Gli ostacoli mi fanno paura. Tutto dovrebbe sempre filare liscio. Come oggi. La mia metereopatia all’inverso funziona ancora. Quando il bello si specchia nel brutto si esalta. Quando il brutto si specchia nel bello non salta. Campioni di finezze danzano leggeri sul ghiaccio. Il peso dei loro peccati non è tale da poterlo rompere. Al massimo qualche crepa. Al massimo qualcuno crepa. Non è mai morto nessuno per uno che crepa. Un controsenso grossolano. Un imbuto tappato alla fine. Un vaso di cristallo su una bicicletta senza catena.
Una bicicletta senza catena che non può pedalare verso una non meta. Metà dei miei pensieri sono il doppio di quello che penso in realtà. Il mio cervello come una immensa macchina per lo zucchero filato. Il risultato non è lo stesso. Non sempre così dolce. La codifica delle emozioni. La paura di sparire. Uno sguardo dietro e un passo in avanti. Campanili cadenti e vecchie vedove che attraversano la strada senza mai guardare per terra. Cambiamenti così veloci che lasciano il tempo che trovano. Raramente ho trovato qualcosa per terra. Draghi mitologici che sputano fuochi di paglia. Sbadigli col contagocce sotto cieli di disponibilità. Un’accusa, un perdente. Un perdono, una testa. Cado di nuovo nell’errore di non sapere aspettarmi. In un ipotetico dialogo senza tempo conquisto avamposti di saggezza che non metto e mai metterò in pratica. Trasudo e tracimo. Uno spasmo che sa di vanità. Una capienza possibile per un grande ideale che non c’è. Un cristianesimo assassino. Grandi profeti del nulla che azzannano le loro prede e le finiscono riempiendole di malanni. Una donna casta, una nonna basta. Gracile come un grido che resta strozzato in gola. Casa mia fatti capanna.